Riviera dei fiori…più di una volta ci è capitato di incontare questo cartello lungo la “A10″, l’autostrada che velocemente ci porta verso l’ultimo tratto di costa Italiana.
Proprio così, Riviera dei fiori, questo è il nome del litorale Ligure che stringe la mano alla “Cote d’Azur”, un fazzoletto di terra che si divide tra baie, golfi e callette e tra montagne, boschi e borghi medievali e, se pur con l’itinerario già in mente, siamo presi da quell’ indecisione che sembra trovare appagamento solo da queste parti: mare o montagna?
Basta lasciare le calde acque del tirreno per pochi km per ritrovarsi immersi nella macchia a qualche centinaio di metro sospesi nell’azzurro del cielo; non più porti, barche o scogliere a picco sul mare ma borghi arroccati o paesini che, come il diamante di un solitario, brillano tra il verde di pini e ulivi.
Uscita Bordighera, iniziamo subito a salire seguendo le indicazioni Seborga (alla prima rotonda a sx). La strada sembra aprirsi un pertugio, curva dopo curva, attraverso la fitta vegetazione e dopo pochi km ci si ritrova immersi tra odori di bosco e brezza marina, la sensazione che si prova è quella di un paesaggio ancora intatto dove, fortunatamente, i rimaneggiamenti causati dall’uomo sono stati veramente marginali….curva, breve rettilineo ancora curva e, per magia, di fronte a noi appare un cartello che ci dà il benvenuto nell’Antico principato di Seborga!
Ma come …San Marino, Città del Vaticano e…un PRINCIPATO!!!!??? No non siamo diventati matti ma sicuramente vi chiederete cosa ci fa un principato in terra Italiana e soprattutto quando questo è stato costituito…..il cartello parla chiaro: Antico!
La storia di questo “paesino” a molti è sconosciuta… Seborga ospita poco meno di 400 persone e si estende per 14 km², ma un tempo il principato comprendeva le terre delle vicine Bordighera, Vallecrosia e Camporosso con una visuale, nelle giornate senza foschia, che spazia da Nizza, Monaco fino alle spiagge della riviera dei fiori.
A noi il principato appare come un paese un po’ sopra le righe, dove una propensione al turismo si incontra con tradizioni antiche infatti, documenti alla mano, la storia racconta che. prima dell’anno mille, questo piccolo feudo fu donato ai monaci di Lerino dal conte di Ventimoglia e nel 1079 fu eletto il primo principe-monaco da Papa Gregorio VII, cosicchè Seborga divenne a tutti gli effetti un principato.
Vennero poi nominati nove templari e, così, nel 1118 Seborga acquistò il titolo di primo ed unico Stato sovrano Cistercense della storia. Rimase tale fino al 1729 quando il principato venne acquistato dal re di Sardegna ma questa transazione non fu mai pagata ne registrata.
Nei secoli avvenire tra guerre, unificazioni e costituzione della Repubblica il Principato di Seborga non viene mai menzionato, fino ad arrivare ai giorni nostri con l’attuale principe Giorgio I, eletto nel 1964 per votazione popolare unanime e per Grazia di Dio.
Noi abbiamo avuto il piacere di conoscerlo di persona, camminando per le vie del paese e la sua cordialità rispecchia senza indugio il titolo che porta, inoltre ci ha reso omaggio con un libro che racconta la storia di questo “particolare” principato.
Un ultimo giro per immortalare questi scorci, per assaggiare la specialità del luogo (il coniglio alla Seborghina) e per acquistare 1 Luigino (la moneta che riporta l’effige del principe e pari a 7 euro) nel curioso negozio dove ad attenderci c’era Laura, la segretaria tutto fare.
Ci addentriamo lungo una via che ci porta a costeggiare tutta la collina; il passaggio, stretto a tal punto che dobbiamo fermarci per far transitare un auto, è a volte sterrato ed è il miglior modo per “approfondire” la visione di questo angolo bucolico dove fioriscono mimose, eucalipti e ulivi circondati da coltivazioni a terrazze, castagneti e pinete.
Arriviamo a Perinaldo per raggiungere infine Apricale, consigliataci dai locali per la sua piazza conosciuta in tutta Italia ( a dire il vero ci sentiamo un po’ ignoranti) così, in un batter d’occhio, ci ritroviamo comodamente seduti a sorseggiare un ottimo rossese, vino tipico della zona, proprio nel centro di questa.
Case antiche in pietra, vie acciottolate e stretti pertugi fanno di questo paese uno dei borghi più belli d’Italia e il tutto sfocia nella piazza sulla quale si affacciano la chiesa parrocchiale e il castello, dove i raggi del sole e la luce avvolgono la persona che ora si trova al centro di un palcoscenico. Il nome Apricale, infatti, deriva dal latino “Apricus”, esposto al sole, e questa sua posizione appagante, molto amata dagli artisti, è stata più volte immortalata da poeti e pittori.
Di storie curiose ce ne sono tante nei dintorni…..voi forse non sapete che vicino a Perinaldo e ad Apricale si scorge un paese (una chicca) che si chiama Baiardo, con i suoi meravigliosi ‘caruggi’ medievali. Baiardo é famosa per la sanguinosa guerra tra i Bianchi e i Neri che risale intorno alla fine del ’300 o giù di lì.
Queste due casate si contendevano il paese per la sua posizione straordinariamente strategica strutturata come un fortino e agevolata da torri saracene.
Con queste piccola divagazione siamo già sulla strada che ci porta a Dolceacqua, altro borgo e altro tuffo nel passato. Il paese diviso in due dal torrente Nervia è composto da “la Terra”, la parte più antica, e da “il Borgo”, la parte più moderna, sovrastate dall’antico Castello dei Doria.
Noi ammiriamo questo gioiello medievale sia con la luce del sole sia di notte dove muri pietre e bastioni sembrano rivivere, respirare e parlare del loro passato.L’accoglienza è di quelle genuine per la presenza di B&B e agriturismi, infatti non ci sono alberghi, e per i ristoranti che propongono piatti della cucina tipica.
Lasciamo questi dolci pendii della Val Nervia per intraprendere i sentieri più ripidi della famosa Via del Sale ma purtroppo riusciamo a raggiungere solo la cima del Monte Alto, il resto è un incognita bianca a causa della recente neve caduta, quindi dietro front e di nuovo in marcia lungo la sp 64 per raggiungere Molini di Triora. Il paese dai 23 mulini ad acqua, famoso per una celebre evento culinario quale la “sagra della lumaca”, è il preludio al più conosciuto Paese delle streghe, alias Triora! La sua fama la deve ad un processo, avvenuto nell’anno 1588, a un gruppo di donne colpevoli per la carestia, il verdetto fu quello di stregoneria! Il “museo etnografico e della stregoneria” ne fa ampia memoria (ingresso € 2,00).
Qua le valli si diramano fra i dolci pendii di queste colline e dove finisce una ne inizia un’altra, il nostro sali scendi tra pricipati, antiche leggende e sanguinose battaglie sfocia lungo la ss.548 che costeggia il torrente Argentina che da il nome alla valle omonima e questi ultimi km regalano, per la gioia della guida, curve e controcurve, cambi di direzione e asfalto in ottime condizioni.
La Valle Argentina ha una storia travagliata.
Intorno agli anni 60 era stato approvato un importantissimo progetto che avrebbe sicuramente deciso le sorti della zona. Si sarebbe dovuta costruire una diga che avrebbe dovuto raccogliere le esigue acque del torrente per poi distribuirla in tutta la valle. A 10 Km circa da Triora, ormai famigerato paese delle streghe , verso l’entroterra, c’è Badalucco , il comune approvante il progetto.
Purtroppo dopo il 9 ottobre 1963, data della tragedia del Vajont, il progetto andò a monte. Le sorti della valle sono rimaste identiche agli anni 60 e il progetto di valorizzazione della valle non é mai andato in porto. Ancora gli abitanti della valle rimpiangono di non aver costruito la diga.
Voi forse non sapete che l’impressionista Claude Monet ha dipinto più scorci di questa valle e, tra i più famosi, c’é proprio il ponte di Triora.
Prima di raggiungere Taggia ci sarebbe la possibilità di passare per Montalto Ligure (paesino in posizione panoramica conosciuto per la sua romantica nascita,una leggenda narra che un tempo due sposini sfuggiti allo “jus primae noctis” fondarono il borgo) e arrampicarsi sulle sp 21 e sp 17 per un “gustoso anello”.
Il periodo di principi e streghe per noi è finito, riposto l’elmo e calzati i più moderni “modulari” rimaniamo comunque convinti di essere i diretti discendenti dei cavalieri d’un tempo.
by ELVIS T2R STAFF
INFORMAZIONI DI DETTAGLIO:
| Durata: | Km: | Periodo: | Per chi: | Con quale moto: |
| 2 giorni | 150 km circa | tarda primavera- estate | Per tutti | qualsiasi |
| Pernotto: | Cibo: | Luoghi: | Convenzioni: | Consigli utili: |
| Dolceacqua: B&B Raimondo T.0184 206110 Ristorante: Colomba d'Oro |
- | nessuna | La "via del sale" è consigliabile farla da primavera inoltrata in poi, quando il rischio neve è quasi nullo e cmq solo per moto enduro. |

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